Il consiglio chiede al ministero di difendere la flotta andalusa dalla concorrenza “sleale” dell’italiana Chirla

SIVIGLIA, 24 ottobre (EUROPA-PRESSE) –

Il ministero dell’Agricoltura, dell’allevamento, della pesca e dello sviluppo sostenibile ha chiesto al ministero dell’Agricoltura, della pesca e dell’alimentazione di difendere i pescatori di mitili di Bruxelles dalla concorrenza “sleale” concessa dall’esenzione italiana per la cattura di chirlas, di dimensioni inferiori impostato come dimensione per il resto delle regioni europee.

Come evidenziato in un comunicato stampa, il Consiglio di Amministrazione sta così rispondendo alla richiesta dello stesso settore andaluso, avendo appreso che esiste una bozza di regolamento delegato che consentirebbe a questo Paese di continuare a spedire dalle acque italiane nel 2021 e 2022 estrarre e commercializzare chirlas da 22 millimetri Mentre le normative europee stabiliscono che la taglia minima di riferimento per la registrazione sostenibile di questa specie (“Venus app”) è di 25 millimetri.

L’Andalusia ritiene che si tratti di una situazione grave alla quale la Commissione europea non sembra aver attribuito alcuna importanza, sebbene costituisca un grave reato comparativo tra i pescatori delle varie zone comunitarie, concorrenza sleale all’interno del mercato interno e grave Danni alle popolazioni di chirlas nella zona di pesca italiana, che potrebbero causare il collasso delle acque del Mediterraneo impedendo la sostenibilità delle risorse ittiche in quel mare.

Per questo motivo, il governo andaluso chiede al governo incaricato del dialogo con Bruxelles di “evitare nei limiti delle proprie possibilità” la pubblicazione delle norme che consentirebbero l’estensione di questa esenzione di pesca di Chirla da 22 mm in Italia entro il 31 dicembre 2020 .

La Junta de Andalucía ricorda che l’anno scorso c’è stata una prima proroga di questo permesso, approvata nel 2016, che inizialmente si è conclusa alla fine del 2019.

“Le attività del settore della pesca in Italia in questi anni hanno avuto e avranno un forte impatto negativo sull’Andalusia, poiché incidono sulla commercializzazione in Spagna, dove l’ingresso di esemplari italiani più piccoli crea una concorrenza significativa con la produzione nazionale in Italia a condizioni diseguali” , assicura il governo autonomo.

Sulla base di studi dell’Istituto spagnolo di oceanografia (IEO), la flotta di molluschi andalusa sta attuando misure per ridurre lo sforzo di pesca quando il numero di persone diminuisce di oltre 25 millimetri, come la chiusura temporanea delle zone di pesca o la riduzione dei tempi di pesca per adattarsi incoraggiare nell’ambiente naturale più esemplari adulti di Chirla (“reclute”) e favorire così il recupero della pesca.

È quindi “evidente” per la Camera che, sebbene sia consentita una riduzione dimensionale nelle acque italiane, che favorisce il monopolio dei mercati, negli altri paesi viene imposto l’obbligo di sbarcare alcuni esemplari delle stesse dimensioni (tra 22 e 24 millimetri) sono considerati immaturi.

RAPPORTI SCIENTIFICI

Le simulazioni dell’IEO nell’area di cattura di Chirla nel Golfo di Cadice mostrano che ridurre la dimensione della prima cattura da 25 a 22 millimetri ridurrebbe la capacità riproduttiva di queste acque di circa il 60%.

Questo calcolo è molto diverso dai dati presentati dal Piano di Gestione dei Rifiuti italiano per giustificare la sua autorizzazione eccezionale, in quanto nel Paese confinante viene proposta una diminuzione dell’8%.

D’altra parte, l’analisi del Comitato Scientifico, Tecnico ed Economico per la Pesca dell’Unione Europea (Stefc, abbreviazione per inglese) sull’obbligo di sbarcare chirlas nel nord-est dell’Adriatico ha concluso che i dati e le informazioni fornite dall’Italia erano insufficiente e, sebbene la riduzione delle dimensioni minime apporterebbe benefici economici a breve termine alla flotta, significherebbe anche un sovrasfruttamento della flotta.

La conseguenza di ciò sarebbe una riduzione della capacità di autorigenerazione della pesca di Chirla, che la renderebbe incompatibile con l’obiettivo europeo di ottenere il massimo rendimento sostenibile dalle attività di pesca.

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