Il Parlamento europeo chiede una distribuzione “equa” dell’accoglienza dei rifugiati al fine di ridurre la pressione sui paesi di ingresso

BRUXELLES, 17 dicembre (EUROPA-PRESSE) –

La sessione plenaria del Parlamento europeo ha chiesto la solidarietà degli Stati membri con i loro partner più esposti alle pressioni migratorie per l’adesione all’UE, come Grecia, Italia o Spagna, e la necessità di una distribuzione “equa” degli sforzi di accoglienza dei richiedenti asilo da difendere ridurre l’onere “sproporzionato” per questi paesi per la registrazione e l’accoglienza dei richiedenti.

In questo modo gli eurodeputati segnalano i problemi derivanti dall’applicazione del Regolamento Dublino, di cui sono tutti responsabili i Paesi di ingresso, e insistono sulla necessità di riformare questa norma, sebbene la Commissione Europea la mantenga nella sua proposta di riforma ei 27 non hanno preso posizione sul regolamento.

La risoluzione adottata dal Parlamento europeo con 488 voti favorevoli, 98 contrari e 149 astensioni ha criticato il fatto che il Regolamento Dublino “impone una responsabilità sproporzionata a una minoranza di Stati, soprattutto in tempi di forte afflusso”.

Ecco perché i deputati difendono la creazione di un “meccanismo di solidarietà” che garantisca il diritto fondamentale all’asilo e la divisione delle competenze tra gli Stati membri.

Insistono inoltre sul fatto che gli accordi ad hoc non possono sostituire un sistema europeo comune di asilo (CEAS) armonizzato e sostenibile e richiedono maggiori risorse e capacità per i paesi in prima linea in attesa di riforma a Dublino.

Inoltre, gli eurodeputati hanno approvato un’altra risoluzione sulla politica di rimpatrio nell’Unione europea, mettendo in guardia contro l’inefficacia del sistema attuale e avvertendo che è una parte essenziale per garantire il corretto funzionamento e l’efficacia di una politica comune in materia di asilo e migrazione.

I deputati sottolineano che l’efficacia della politica di rimpatrio dell’UE non dovrebbe essere misurata solo in termini di percentuale di rimpatri, ma anche in termini di sostenibilità e rispetto dei diritti fondamentali e delle garanzie procedurali.

Secondo la risoluzione, gli Stati membri devono fornire alle autorità responsabili delle politiche di rimpatrio risorse umane adeguate e la formazione necessaria e, ove possibile, dovrebbe essere data priorità ai rimpatri volontari. I minori non accompagnati chiariscono che non dovrebbero essere rimpatriati a meno che non si possa dimostrare che è nel migliore interesse del minore.

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