La Procura della Repubblica di Palermo chiede di accreditare Salvini per sequestro di persona nel caso “Open Arms”

MADRID, 21 marzo (EUROPA PRESS) –

La Procura della Repubblica di Palermo questo sabato ha chiesto l’accreditamento dell’ex ministro dell’Interno italiano e leader della Lega, Matteo Salvini, accusato di aver rapito nell’agosto 2019 147 migranti soccorsi in barca al largo dell’isola di Lampedusa ‘Open. Braccia’.

Il giudice che si occupa del caso, Lorenzo Janelli, si pronuncerà sulla petizione il 17 aprile dopo aver ascoltato le parti, terminando con lo stesso ex ministro che ha nuovamente difeso le sue azioni assicurandosi di rispettare agito a norma di legge.

Il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi è stato schietto nelle sue conclusioni sul caso. “Non vediamo come un caso del genere non possa concludersi con un atto di accusa. Le disposizioni della legge di governo non contengono nulla, come dice Salvini, che parla del blocco indiscriminato degli sbarchi”, raccoglie il ‘Corriere’.

Il pm conta come prove alcune lettere dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che per due volte ha chiesto a Salvini di allontanare almeno i minori perché la situazione a bordo era diventata insostenibile. Per il pubblico ministero, queste lettere negano categoricamente la linea di difesa dell’imputato, che ha sempre parlato di una decisione amichevole di respingere le armi aperte.

Da parte sua, Salvini ha ribadito di non aver soppesato alcun rimpianto per la sua prestazione. “Sono preoccupato? In realtà no. Sono orgoglioso di proteggere il mio paese rispettando la legge, risvegliando l’Europa e salvando vite. Se questo mi causerà problemi e sofferenza, lo prenderò su di me con gioia”. lo ha reso noto durante la sua esibizione nell’aula bunker del carcere dell’Ucciardone a Palermo.

Sempre nelle ultime ore è stato annunciato che il tribunale aveva accolto il Consiglio comunale di Barcellona come denuncia penale nel processo all’ex ministro dell’Interno per aver bloccato le armi aperte nel Paese nel 2019.

In un tweet raccolto da Europa Press, l’assessore alla cittadinanza e alla partecipazione del comune di Barcellona, ​​Marc Serra, ha osservato che la capitale catalana fa parte dell’accusa, “perché salvare vite umane non è un crimine. Lasciare che le persone muoiano in mare, sì”.

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