Un giudice italiano ha condannato gli Affari esteri a effettuare pagamenti aggiuntivi a un dipendente dell’ambasciata che era pendente dal 1999

MADRID, 13 novembre (EUROPA PRESS) –

Un giudice italiano per la giustizia sociale ha dato la sua approvazione a un dipendente dell’ambasciata spagnola a Roma e ha condannato il Ministero degli Affari Esteri, UE e Cooperazione a corrispondergli retroattivamente dal 1999 il compenso aggiuntivo previsto dalla legislazione italiana.

Lo ha annunciato venerdì il sindacato CSIF, che ritiene anche che la sentenza costituisca un precedente molto importante per la difesa dei lavoratori all’estero. È la prima condanna da parte di un tribunale sociale contro il Ministero degli Affari Esteri spagnolo in Italia per mancato rispetto delle leggi locali sul lavoro.

La sentenza approvata lo scorso ottobre riconosce i diritti del lavoro di un dipendente che ha svolto più di 21 anni di servizio. Secondo il sindacato, il dipendente aveva ricevuto più volte il riconoscimento dalla magistratura spagnola e ora stima l’importo dovuto intorno ai 30.000 euro.

La magistratura italiana riconosce nella decisione che questo dipendente ha diritto a ricevere i suoi pagamenti straordinari a norma di legge, in piena e corretta applicazione delle normative locali. Sarà riconosciuto anche il tuo diritto a riceverlo integralmente negli anni successivi senza che tu debba adire nuovamente il tribunale per rivendicarlo.

Il CSIF ha anche definito “sproporzionato” il costo dell’Ambasciata di Spagna a Roma al Ministero negli studi legali, superando di diverse migliaia di euro il fabbisogno di questo lavoratore “con stipendio mileurista”. Il giudice ha anche condannato gli Affari esteri al pagamento di una spesa di 4.000 euro.

I salari e le condizioni dei lavoratori all’estero sono una delle principali battaglie per i sindacati che rappresentano. Ci sono circa 7.000 persone, circa la metà delle quali dipende dagli affari esteri.

Il sottosegretario di Stato di quel dipartimento, Celsa Nuño, ha recentemente ammesso davanti alla Commissione Affari Esteri che c’era un grave problema con questi pagamenti e la loro mancanza di aggiornamento, e ha assicurato che avrebbe continuato a cercare di risolverlo.

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